martedì 17 maggio 2011

Terzo estratto

Terzo estratto, sempre dal terzo capitolo, de
"LA QUIETE INDECENTE. Una storia gotica fra Venezia e i Carpazi"

Uscí nel parco, aveva bisogno di meditare all’aria aperta. La giornata era stata intensa: aveva messo alla prova Filystyn Michalczewski, ed aveva ottenuto di poter parlare con madre e figlia separatamente. Non era stato facile, ma grazie alla sua dialettica, accompagnata dalla consapevolezza di non aver nulla da perdere, ce l’aveva fatta, e sapeva che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di interessante; poi l’incontro con Aurelia nel pomeriggio...d’ora in poi sapeva che vi era un altro soggetto a cui non poteva sfuggire, oltre alla propria coscienza: la giovane veggente intercettava i suoi pensieri, captava i suoi scritti, ma non certo per una curiositá morbosa che sarebbe parsa obsoleta ad un animo cosí elevato, no...ella aveva inteso perfettamente come Kowal deviasse in tutti i modi dal proprio passato e tentava di riportarlo proprio lí, faccia a faccia con la tragedia che egli non aveva mai elaborato, con la ferita che si era sempre rifiutato di guarire; lui, cosí zelante nel suo lavoro di cura degli altri, rifiutava ostinatamente di curare se stesso.

Un pensiero attraversó la sua mente come un lampo accecante, un interrogativo che gli tolse il fiato: chi era il curante? Chi era il curato? I ruoli non si erano forse rovesciati?

Il grande olmo si agitava al vento e senza accorgersene si sorprese davanti alle tre aiuole che avevano attirato l’attenzione di Aurelia quel giorno. Fissó lo sguardo sul lilium auratum. Chissá il perchè della scelta di un fiore cosí raro e delicato. Posto cosí, isolato, sopra quel tumulo di terra erbosa. Ma certo. Un tumulo di terra. Un unico fiore. Kowal bruscamente capí: lí sotto era sepolto qualcuno. Si giró di scatto, la sensazione improvvisa, forte, di essere osservato: lí in fondo, una delle grandi finestre della facciata...una tenda scostata, repentinamente si richiuse al suo voltarsi. Era una figura femminile.


domenica 1 maggio 2011

I CIGNI VANNO AL MARE

Spesso durante i mesi estivi le rive dei mari adriatici vedono la comparsa di ospiti inusuali...che spezzano con la loro nobile presenza le monotone ed assonnate ore dei bagnanti.
Ecco cosa passa per la testa di un cigno quando rientra da questa trasgressione.

I cigni vanno al mare

"Oggi ho disceso il fiume come mai ho osato fare.
Il mio spirito mi guidava, forte come il mio petto fiero.
Vedevo gli altri, pazzi come me, e gioivo.
O, meravigliosa follia.
O, dolce trasgredire.
Apri l'ala! Sciogli le piume alla novità del sale!
Magnifica sia la tua impudenza.
Tenero al tuo sguardo lo stupore dell'umano.
Il sole non fu mai così puro e forte
lungo le sponde del fiume a noi già noto,
e l'aria non fu mai così buona.
Solo la notte ci ridarà il fiume
e solo allora tornare alla Madre ci sarà gradito.
Quando ancora la mia piuma risplenderà del vento
e odorerà di alghe e orizzonti lontani."

Poesia inedita
2010

secondo estratto

Secondo estratto dal capitolo terzo di
"LA QUIETE INDECENTE. Una storia gotica fra Venezia e i Carpazi" 


Lettera di Bartosz Kowal a Jeronimus Von Aschen
1 Marzo 1897
“Mio caro Maestro,
da pochi minuti mi trovo finalmente all’interno della mia stanza al secondo piano dell’immensa residenza Michalczewski, dove Ireneusz mi ha fatto accomodare. Ancora non ho conosciuto alcun membro della famiglia.
Il bagaglio giace ancora lí chiuso, la stanchezza del viaggio mi avvolge la mente: eppure non potevo non obbedire all’impulso di scrivervi subito!
Sicuramente riterrete la mia sensazione veritiera, e non la giudicherete frutto di suggestione: sin da quando, dalla carrozza, scorsi i tetti aguzzi di questo edificio mescolarsi alle cime degli alberi secolari, intuii che qui dentro si nasconde qualcosa di terribile; in questa casa si consuma un orrore indicibile, un dolore che vegeta soffocato. Nella selva buia la residenza Michalczewski si staglia bianca ed algida, come le donne dell’Est. E proprio il suo candore le conferisce quel qualcosa che la rende più oscura dell’oscuro, più tenebrosa del bosco dormiente all’intorno.
Troppi elementi si sono susseguiti durante il viaggio: incontri, altre visioni oniriche, turbamenti di cui vi riporteró a viva voce i particolari, poichè so il peso che voi e solo voi date a questi eventi. E vi confesseró che persino io ero scettico a riguardo.
Tuttavia: sinora si tratta solamente di sensazioni, nessun dato certo.
Domani conosceró Aurelia Michalczewska, e finalmente potró dare conferma o meno a tutte le mie suggestioni. Potró capire se esse rappresentino i vari pezzi di un unico puzzle. Alberga in me, comunque, il vago presentimento che non sará lei, Aurelia, la principale fonte delle mie inquietudini."