venerdì 14 agosto 2015

LA FINESTRA SUL CORTILE INGLESE: TUTTI PAZZI PER JEREMY

Il seguente commento apparentemente riguarda solo il Regno Unito. A mio avviso però non è così. Secondo me sta avvenendo, in uno dei cuori pulsanti dell'impero anglosassone, una rivoluzione imprevista, sfuggita pure ai più abili strateghi. Qui a mio avviso siamo di fronte ad un fenomeno molto più pericoloso (per l'impero) della greca Syriza. Non so quanto se ne parli in Italia, mi sembra molto poco, ma nel Regno Unito è in corso un'isteria collettiva attorno alla figura di un umile, barbuto sessantenne all'apparenza insignificante, sicuramente non telegenico come altri colleghi, uno che non porta la cravatta, che ha il vizio di prendere la parte dei più deboli ed il vizio, ancora piu' tremendo, di dire la verità, incurante di come le sue parole potrebbero essere riprese dai mass media main stream: si tratta di Mr Jeremy Corbyn. Si è presentato come uno dei candidati leader del Partito Laburista inglese, senza molta convinzione, conscio di essere 'troppo a sinistra' per rientrare nei canoni del 'New Labour'. Ma evidentemente la gente comune pensa in maniera molto diversa dalle gerarchie politiche. In un sondaggio apparso su YouGov poco tempo fa il nome di Corbyn, strenuo attivista anti-austerity, schizzava in cima alle preferenze, distanziando di parecchio gli altri candidati più politically correct, ovvero Andy Burnham, Liz Kendall and Yvette Cooper, ottenendo un ottimo 53%.
E fu subito il panico.  Come scrive il Guardian: "Panic has been mounting in the party establishment about a Corbyn victory, after a YouGov poll showed the leftwing backbencher’s support as high as 53%".
 La gente accorre a frotte ai suoi comizi. Sale strapiene ovunque, gente che viene via da altri partiti pur di votarlo alle primarie, Corbyn costretto a scalare un camion dei pompieri per riuscire a parlare alle folle a Camden, Londra (dove, fra il pubblico, si aggirano entusiasti moltissimi giovani, fra cui la figlia del celebre musicista Brian Eno, il quale ha rilasciato un'intervista pochi giorni fa dando pieno sostegno al candidato attivista).
Ai vertici del Labour Party si è scatenato il putiferio. Al lupo al lupo, gridano tutti in coro. L'entusiasmo attorno a Corbyn è pura follia, grida uno. Spaccherà il partito, strepita un altro. Ma mentre all'inizio erano sorrisini e battute, ora si passa all'isteria.
 Alcuni millantano che ci siano degli infiltrati fra i votanti "ma non dovrebbero essere entusiasti di avere così tanta gente che vota alle primarie?" - recitano i commenti dei lettori nei forum dei giornali "se uno dei 'blairities' avesse ottenuto lo stesso identico successo avrebbero osato pronunciare le stesse illazioni?". Fino al punto da scomodare anche lo stesso Tony Blair, il quale tuona e si spinge troppo oltre: il livello di disperazione è talmente alto che l'ex premier arriva persino ad offendere l'elettorato, cosa inamissibile per il ‘British spirit’. Aspro finché vuoi con il contendente, ma gli elettori non si toccano. Reagendo all'affermazione che gli elettori di Corbyn avrebbero votato con il cuore, l'ex premier sbotta "beh allora vuol dire che hanno bisogno di un bel trapianto".
Apriti cielo. Si corre ai ripari. Burnham si corbynizza maldestramente ed annuncia di voler nazionalizzare le ferrovie, esattamente come annunciò Corbyn poco tempo fa ("ma non poteva dirlo prima? E' un po' tardi ora" ironizzano i lettori nei commenti "il prossimo passo sarà farsi crescere la barba"). Poi febbrilmente i vertici cercano una strategia per battere Corbyn, coagulando le energie attorno ad uno degli altri candidati, anziché disperderle in tutti e tre. Ma è ormai molto tardi, e tutti questi tentativi appaiono raffazzonati. L'ultima ora dice che, per riparare ai danni di un troppo rabbioso Tony Blair, nel weekend scomoderanno pure Gordon Brown per un discorso pubblico. Anziche' concentrarsi sui problemi reali del Regno Unito odierno - disoccupazione, crisi, immigrazione etc - e magari a contrastare efficacemente Cameron sui tagli spaventosi che sta effettuando sul welfare, sono tutti concentrati a trovare la migliore strategia per eliminare Corbyn.
Rabbiosi, irosi, convulsi: così appaiono i leaders della pseudo sinistra inglese, ed è la fotografia perfetta dello stato attuale della sinistra contemporanea in generale, spaventata da energie nuove che possano far traballare l’equilibrio di compromessi, inciuci, amoreggiamenti con l’alta finanza e le big corporations.  
 Invece di applaudire ad un rilancio del partito, che raccoglie finalmente consensi fra i membri del partito invisibile dei non votanti, si chiude a riccio nei propri quartieri, agitando di volta in volta vecchi spauracchi che non funzionano più (è marxista, ha simpatie con l'IRA, ce l'ha con Israele, porterà il partito allo sfascio etc).
 La differenza col pubblico italiano è, sto notando, che il pubblico inglese ha una memoria di ferro. La netta sensazione è che pochi abbocchino ancora a queste favole. Tra l'altro lo sfogo di Blair - guerrafondaio che appoggiò l'intervento in Iraq, cosa che molti ancora faticano a perdonargli, compresi molti parlamentari membri del suo stesso partito - arriva subito dopo uno scandalo che è passato quasi in sordina: il coinvolgimento di aerei militari inglesi in Siria. Il pubblico inglese, molto attento e che non ha dimenticato Blair e l'Iraq, non ha perdonato questa mossa, memore del fatto che il parlamento inglese - voce della volontà popolare – nel 2013 aveva ben rifiutato di prendere parte ad operazioni militari in Siria.
Corbyn, attivista, appoggiato in pieno dai sindacati dei lavoratori, a favore del disarmo nucleare, a capo del movimento Stop the War ed anti austerity, rappresenta una seria minaccia all'impero dal suo interno. Non si tratta del capo di un movimento di estrema sinistra emergente. Si tratta di un candidato leader di uno dei più grossi partiti dell'Occidente contemporaneo.

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