sabato 24 dicembre 2011

"I CORVI"

da "La stanza di Milady" di Leni Remedios 

 "Silenzio e pace all’interno. Attorno a lei, fuori dal guscio della serra, alberi e cespugli si piegavano violentemente sotto la furia del vento. L’erba ancora lunga ondeggiava come la superficie di un mare in tempesta. Era inquietante ed affascinante allo stesso tempo la muta visione della natura furiosa, ogni suono zittito dallo spesso vetro delle lastre. Era come giacere nella pancia di un enorme mollusco, ben protetti dai pericoli degli abissi.(...)
Un suono metallico dietro di lei destó la sua attenzione: veniva dalla porta. Si avvicinó e scoprí che la porta era chiusa, come se qualcuno l’avesse chiusa a chiave da fuori.(...)
D’un tratto la sua attenzione fu attirata da qualcosa nel cielo: una macchia nera, sembrava, una nuvola con tutta probabilitá. I suoi movimenti repentini erano comunque anomali per essere attribuiti ad una nube. Che cos’era?
'Per Dio, ma cosa...' mormoró.
La risposta fu presto data: decine, centinaia di corvi, ammassati l’uno all’altro, si muovevano insieme verso...verso...verso di lei. Ció fu chiaro dal primo istante: stavano arrivando lí per lei. Nessun dubbio a  riguardo.
Fino ad oggi Lady Page non riesce a spiegarsi come tale sensazione fu al momento cosí evidente. (...)
Non poteva udire il fragore delle ali, poichè smorzato dagli spessi vetri. Perció la vista delle orde di uccelli neri, avvolte dal silenzio, la inquietó più del dovuto. (...)
D’un tratto la vide.

Fra le piume nere che svolazzavano attorno a lei e alla serra, scorse una sorta di chiazza bianca, incorniciata da una finestra: era la stessa pallida donna che aveva visto quella notte.
Un brivido di trionfo la pervase pur nella drammaticitá del momento: non era frutto della sua immaginazione! Ella era lí, era reale e la stava fissando esibendo uno spaventoso ghigno.
“Siete voi. VOI avete fatto questo” Lady Page mormoró appena, quasi a se stessa.
Come pronunció queste parole si udí un clamore, il suono di centinaia di ali che si agitano istericamente nello stesso istante: essi avevano abbandonato i loro monotoni voli circolari per calare sulla serra, dove si accalcarono tutti insieme: un’immensa coperta nero piumata posata sull’edificio da una gigantesca creatura.
'Che succede ora?'
Non le piaceva. Non le piaceva affatto. Questa calma improvvisa – nessuno di loro al momento stava becchettando il vetro – era più allarmante della vista degli stessi mentre volavano in circolo. File di becchi e di occhi neri la attorniavano. Tutti silenziosi, tutti immobili."

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