mercoledì 29 febbraio 2012

ESMERALDA (da "Gunther il topo")

Esmeralda controbilanciava l’atmosfera del negozio col suo caldo sorriso latino. Molti paesani usavano dire, con un’espressione abbastanza comune, che sembrava provenire da un altro pianeta. Anch’io un po’ lo pensavo, ma l’arrivo di Esmeralda da un altro pianeta me lo figuravo non tanto in termini romantici: piuttosto mi piaceva pensare al suo arrivo in paese come a quello di una figurante da avanspettacolo, calata sul palco mentre sta seduta sul bordo di una grande mezzaluna di polistirolo, sostenuta da due grosse corde di juta che fan scricchiolare la carrucola man mano che Esmeralda va giù. Ma a lei non importa nulla del polistirolo o della carrucola che scricchiola, lei sfodera il suo eterno, placido sorriso e agita il braccio (non proprio grasso, ma flaccido per l’etá e la compiacenza verso l’ozio e la buona tavola) per salutare il pubblico della galleria lassù in alto, il suo preferito, quello dei negletti che pagano il biglietto meno caro.
Povera Esmeralda, che fine truce ed ingiusta la sua.
Veniva dall’Ecuador. Era arrivata ormai cinque o sei anni or sono, con la sua chioma nera e il suo accento languido. Pochi mesi dopo il suo arrivo si tinse i capelli di un biondo che era quasi giallo, innaturale, ed in poco tempo perse il suo accento, con l’unica eccezione di una “r” piuttosto marcata, di cui non riuscí mai  ad avere il controllo. Tenera Esmeralda, voleva integrarsi a tal punto da cancellare la propria identitá. Ma curiosamente lasció intatte le sue scure, cespugliose sopracciglia, forse pensando che il contrasto piacesse agli uomini e d’altra parte la sua carnagione olivastra non poteva non tradire la sua provenienza. Aveva un canino curiosamente più alto dell’altro, che sporgeva sempre dal suo eterno sorriso e non appena Gunther si ritirava in magazzino si tirava in giù la maglietta in modo da regalare alla vista un pezzetto di scollatura, peraltro abbondante.
Possiamo ammettere senza dubbio alcuno che l’erotismo scomposto della signora Esmeralda fu un fattore decisivo per l’andamento degli affari di “Dogs & Co” .
Se qualcuno ne analizzasse il flusso in maniera matematica, tramite un diagramma cartesiano, noterebbe che dall’arrivo della moglie ecuadorena di Gunther in poi, il grafico relativo alle vendite schizza inesorabilmente in sù.
Gunther Sofonowski ne era ben consapevole. Sposando lei aveva trovato in un colpo solo una moglie, una colf, una lavorante a gratis per il negozio nonchè un’ottima promoter. Nel suo piccolo mondo grigio si puó dire che non mancasse d’astuzia.

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