sabato 1 giugno 2013

VERITÀ, SCIENZA E POTERE. Incursioni filosofiche fra vecchi e nuovi paradigmi nello stato d’emergenza del terzo millennio


Prima parte del mio ultimo saggio filosofico-scientifico, scritto per Critica Impura. La seconda parte uscira' fra pochissimi giorni.
Qui sotto l'incipit. Per continuare e leggere la pars destruens cliccare sul link in calce.
Buona lettura e buone riflessioni
Leni Remedios




VERITÀ, SCIENZA E POTERE. Incursioni filosofiche fra vecchi e nuovi paradigmi nello stato d’emergenza del terzo millennio
“Non a me dando ascolto, ma al logos”
Eraclito
“Ciò che noi chiamiamo progresso scientifico non è nient’altro che l’espansione delle scienze specializzate, le quali si scindono sempre di più e ci rivelano sempre di meno”
Raimund Panikkar

Il fatto che una cultura sia dominante non significa necessariamente che sia vera.
È un tema complessissimo, che merita l’attenzione e l’approfondimento che qui non possiamo dare. Tuttavia, caro lettore, vorrei che tu lo tenessi presente come filo fondamentale del ragionamento che mi appresto ad intrecciare.
Per il momento solo alcune riflessioni a riguardo, giusto per gettare almeno un po’ di luce.
Prima di tutto nella scelta delle parole: quando noi parliamo di cultura dominante ci riferiamo implicitamente ad una verità che, per l’appunto, domina. Ma siamo davvero sicuri che fra le caratteristiche precipue della verità ci sia la volontà di dominare? Non sarà forse un inganno della nostra mente il ragionamento per cui, in parole molto banali, la ragione è dalla parte del più forte?
Guardando sia alla Sapienza dell’Oriente che alle antiche radici filosofiche dell’Occidente, con le dovute distinzioni, vien da chiedersi invece se la Verità sia qualcosa presso la quale porsi in ascolto, da accogliere come un ospite illustre. Chiunque abbia masticato un po’ di filosofia si ricorderà che Socrate si rivolgeva allo schiavo di Menone non per impartirgli la lezione di geometria bensì, attraverso le domande ed il dialogo, per far emergere dall’interiorità dello stesso schiavo la dimostrazione dei teoremi di geometria. Si chiama metodo maieutico: il far emergere il sapere da noi stessi, quasi un processo di risveglio, attraverso l’uso corretto della ragione.
Eppure l’Occidente (e l’Oriente occidentalizzato) non è andato in quella direzione ed in particolare la filosofia, la quale «(...) viene solitamente interpretata come la caccia della verità con il ‘fucile della ragione’, benché molte volte non sia che un inseguire la chiarezza con ‘la pistola del calcolo’»[1].


[1] R. Panikkar,  Pace e disarmo culturale (1993), Rizzoli, Milano, 2003  p. 35.




http://criticaimpura.wordpress.com/2013/05/01/verita-scienza-e-potere-incursioni-filosofiche-fra-vecchi-e-nuovi-paradigmi-nello-stato-demergenza-del-terzo-millennio-pars-destruens/#comments

3 commenti:

  1. Sono più che d'accordo e contento di vedere che qualcuno condivida con me lo scetticismo (per non dire l'aperto rifiuto) di una filosofia non-problematica, fondata su una dialettica o su una logica "chiusa."
    Non conosco bene Panikkar, ma penso che quanto da lui detto coincida parecchio con l'idea di Perelman.
    Per il Belga, infatti, a partire soprattutto dal '700, la filosofia ha assunto sempre più un habitus speculativo direttamente modellato sulle procedure e sui fini delle scienze matematiche, o matematico-geometriche.
    Il che ha portato e porta tuttora a privilegiare non l'argomentazione ma la "prova": come se la ricerca filosofica si identificasse con una sorta di processo o procedura giudiziaria (peraltro questa era l'opinione già del Gramsci dei "Quaderni").
    Se ti andrà, potremmo continuare a parlare di questo argomento, va bene?
    Ciao.

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  2. Aggiungo, a scanso di possibili equivoci, che Gramsci contestava l'idea della filosofia come "processo giudiziario."
    Per lui essa doveva invece mantenere carattere assolutamente aperto.

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    1. Grazie mille del tuo contributo, Riccardo. Non conosco Perelman, indaghero', ma dal tuo riassunto non posso che concordare con la sua visione critica della filosofia e della storia della filosofia. Senz'altro continuiamo a parlarne, non so se hai visto gia' i commenti e il dibattito su Critica Impura, dacci un'occhiata!
      Un altro grande nome, che ho nel frattempo approfondito meglio, e' quello di Pierre Hadot, in particolare la raccolta di saggi 'Esercizi spirituali e filosofia antica'. Qui va in controtendenza rispetto a gran parte degli studiosi, che si avvicinano, in questo caso al mondo antico, con lo spirito di chi studia un mero insieme di teorie (e d'altra parte e' cio' che si pensa in generale dei filosofi: 'produttori di teorie', no?) . Hadot dimostra invece come la filosofia, per gli stoici, gli epicurei, per qualsiasi scuola, al di la' delle differenze, fosse sostanzialmente una pratica di vita,e come in realta' fosse sempre stato cosi', indicando in maniera precisa quando, storicamente, le cose hanno cominciato a prendere una piega diversa. La contemporaneita' e' forse il frutto piu' maturo (e quindi pronto ormai a cadere dal ramo) di quella piega.
      Su Panikkar: guarda, potrei consigliarti qualsiasi libro suo, ne vale veramente la pena, ma prima di tutto ti invito ad andare su youtube e goderti qualche suo intervento dal vivo, la gioia che esprimono il suo viso ed i suoi occhi e' incomparabile. Un grande saggio. Ciao!

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